La verginella porcella

Erano anni che non facevo altro che leggere romanzi Harmony, fantasticando sui protagonisti delle storie erotiche che divoravo: audaci e prorompenti maschioni dal corpo scultoreo, che sognavo pronti a sbattermi in gruppo, in riva al mare, riempiendomi la figa ed il culo con il loro favoloso cazzone per soddisfare la mia sete di sborra e placare le mie voglie da vera cagna in calore quale sono sempre stata, ma che per imbarazzo e ipocrisia ho sempre nascosto a tutti. Ero arrivata a 19 anni ancora verginella, non avevo mai provato un cazzo nella figa o nel culo, né spompinato un mio coetaneo o un uomo più grande, ma ogni sera, quando i miei cattolicissimi genitori andavano a letto, dopo aver detto la mia bella preghierina, prendevo vibratori e palline anali che nascondevo sotto al mio letto per masturbarmi come una vera zoccola.
Ogni volta che mi masturbavo lasciavo la porta aperta, come se volessi essere scoperta dai miei, un rischio che mi riempiva il cuore di terrore, ma che allo stesso tempo mi regalava un brivido di piacere infinito, che finiva per amplificare il mio godimento. Tra l’altro lasciando la porta aperta avevo come la speranza che un gruppo di motociclisti potesse sfondare la porta della mia villetta per poi buttar giù anche quella della mia stanza e fottermi lì, sul mio letto, mentre li invitavo a spingere sempre più forte, a riempirmi la figa ed il culo ed inondarmi di sborra tra gli sguardi attoniti dei miei genitori.
Sognavo, sognavo, sognavo, non potevo fare a meno di fantasticare su scopate favolose, ma non riuscivo a sbloccarmi nella realtà: per le mie coetanee ero una figa di legno, la stessa cosa per i ragazzi, dai quali fuggivo imbarazzata e che manco mi guardavano più nonostante fossi una ragazza piacente, anche se facevo in tutti i modi per imbruttirmi: non mi truccavo mai, non curavo i miei capelli, indossavo grossi maglioni per nascondere la mia quinta di seno). E poi, un bel giorno..
Nel tornare a casa da scuola i miei genitori mi presentarono Rocco, il figlio di Ettore, il loro amico più caro che mi aveva fatto da padrino al battesimo, una scelta ovvia, visto che a legarlo ai miei genitori era la sua continua “fame di preghiere, incontri e pellegrinaggi: al pari dei miei non si perdeva un evento religioso e non dimenticava mai di ringraziare il “Signore Dio” per tutte le cose belle e anche per quelle brutte che ci donava ogni giorno. Era un vero devoto e suo figlio Rocco, sembrava non essergli da meno. Per quale motivo non avevo mai conosciuto Rocco nonostante fosse quasi mio coetaneo?
In realtà avevo un vago ricordo di lui, visto che i suoi genitori l’avevano mandato via di casa all’età di 8 anni: spedito in un collegio svizzero a studiare e rimediare alla sua condotta immorale, provocatoria e lasciva. Una scomoda verità che avevo conosciuto per vie traverse, attraverso le chiacchiere delle persone del paese e che mai e poi mai i miei genitori mi avrebbero rivelato. Stando a quei racconti, da bambino Rocco era un vero perverso, un fanciullo aggressivo e violento pieno di fantasie sessuali nonostante la sua tenera età, ma ora era lì di fronte a me e sembrava un agnellino, più bigotto e devoto al signore di suo padre Ettore, dato che a suo pari non mancava di cogliere l’occasione per ringraziare Dio.
Mi chiesi fra me e me : cosa gli avevano fatto in Svizzera? Come avevano fatto a ridurre così un bimbo tanto perverso ed esuberante? Per fortuna le mie domande trovarono risposta ….
Un giorno di ritorno dalla scuola, trovai un bigliettino sul tavolo con il quale i miei genitori mi avvisavano che erano dovuti correre improvvisamente al capezzale di un uomo che viveva a 30 chilometri dal nostro paese per confortarlo con la preghiera. Invitandomi ad andare a mangiare da Rocco, il figlio di Ettore che avevo appena conosciuto, e che sarebbe tornato dall’Università in tempo utile per il pranzo.
Ero restia ad andare a casa di Rocco, visto che avrei preferito godermi la libertà di casa, masturbarmi in tutta tranquillità con i miei amatissimi cazzi di gomma, invece che sorbirmi le stronzate di un ex bambino discolo a cui avevano lavato il cervello fino a ridurlo ad un fottuto moralista bacchettone sempre pronto a baciare l’anello al monsignore di turno e ringraziare il signor Dio anche quando lo prendevano a calci nei coglioni. “Porgi l’altra guancia”, non faceva altro che ripeterlo …. Dio mio che sfigato!
Eppure quel giorno decisi di andare a casa sua, di mangiare con lui. Il motivo? Ero incuriosita da quel cambiamento radicale, non capivo come potesse essere possibile una cosa del genere ed in cuor mio avevo come il sospetto che Rocco fingesse, che fosse un formidabile attore al pari mio, che in tutti questi anni avesse imparato a fingere santità per non soccombere a causa delle dure punizioni dei preti che avevano il compito di educarlo. Una fantasia la mia, una fantasia perversa che mi eccitava, anche perché Rocco aveva un corpo scultoreo, era un gran figo nonostante la sua anima da sfigato: era stato un vero peccato ridurlo come un cazzone senza spina dorsale.
E fu con questo spirito che andai a casa sua e lui mi accolse premurosamente, invitandomi a mettermi a tavola e a mangiare, ovviamente dopo aver pregato insieme fino a far freddare il pranzo: “che sfigato!”
Una volta terminato il pranzo avrei fatto carte false per sottrarmi dai suoi discorsi noiosi, ma ecco che mentre iniziavo a pensare a qualche stratagemma per sottrarmi ai suoi predicozzi da quattro soldi, lui mi fa: “ho una bella sorpresa per te”. Ed ecco che dalla sua porta entrano 3 uomini muscolosi (di cui uno di colore) che mi guardano con fare ambiguo.
Non capivo cosa stesse succedendo, anche se la mia perversa fantasia mi aveva portato a fantasticare sin da subito, ma uno come Rocco non avrebbe mai organizzato un’orgia con una sconosciuta, impossibile pensare una cosa del genere per uno come lui… o forse no?
Non ebbi neanche il tempo di chiedermelo che subito Rocco mi prese per i capelli e mi infilò il suo cazzone in bocca invitandomi a ciucciare al grido di “dai succhiami il cazzo lurida puttana, credevi che fossi un impotente come quel frocio di mio padre, eh? Mi ha mandato a studiare dai preti in Svizzera quel coglionazzo credendo che fossero in grado di lavarmi il cervello, tzè”.
Ero tanto intimorita quanto eccitata dalla perversione e dal sadismo di Rocco che mentre mi spingeva il suo cazzo fin giù in gola tenendomi stretta per i capelli, invitava gli altri a rompermi il culo e la figa perché era giunta l’ora di mettere fine alla mia verginità: e così fu.
Due uomini mi presero con foga, rompendomi il culo e la figa mentre Rocco continuava a sbattermelo in bocca fino a sborrarmi in faccia. La stessa cosa fecero i suoi amici nella mia figa e nel mio culo. Un teatrino violento e orgiastico che andò avanti per 3 lunghe ore, con loro che si cambiavano di posizione di volta in volta: fu fantastico prendere in culo il cazzo di Rocco mentre lui mi dava della troia rotta in culo.
Un’orgia che da allora si ripete ogni mercoledì, grazie al fatto che i miei genitori e quelli di Rocco sono impegnati in un incontro di preghiera, incontro che sia io che lui evitiamo adducendo la scusa dello studio.Grazie Dio!

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