Segreti in convento

A diciannove anni ero suora in un convento, dopo due anni di noviziato ed ero illibata fino alla conoscenza di suor Natala avvenuta quando fu inviata presso il nostro convento appena avevo preso i voti. La conobbi quando la Madre Superiore la presentò nella sala delle riunioni, mi colpì subito poiché aveva un ciuffo di fuori dal copricapo, mi ricordò Geltrude dei promessi sposi, era bellissima ed io che già avevo fantasticato su di lei mi eccitai subito. Lei come magnetizzata mi fisso negli occhi ed io diventai tutta rossa e mi sentii subito vogliosa dentro. La seconda volta che la rividi fu quando, dopo pochi giorni, busso alla mia stanza, aprii, e mi consegnò un biglietto per poi sparire. Con molta curiosità chiusi a chiave la porta della mia stanza e lessi: “mi piaci molto, verrò alle due di stanotte , tu non preoccuparti come faccio”.

Erano appena passate le 20, mi buttai sul letto togliendomi la tonaca ed il sotto vestito, rimasi in mutande e con i miei piccoli seni all’insù, mi toccai la fica sopra le mutande, l’avevo fatto molte volte, e pressai senza avere il coraggio mai di toccarmi la carne del clitoride e delle labbra. Mi strofinavo, mi battevo la fica piano con un pugno chiuso e riuscivo ad avere piacere, ora avevo voglia di farmi violentare da Natala. Dopo diverse toccate, anche nel mio culo, sempre con le mutande sentii grattare la porta, capii subito mi alzai, misi una magliette ed in mutande aprii. Era Lei che entrando velocemente richiuse la porta. Aveva con se una borsetta. Mi disse: mi piaci assai voglio farti provare gioia e così dicendo si tolse la tunica e rimase con i seni grandi all’insù e con delle mutandine strettissime che io ignoravo che esistessero, si voltò mostrandomi il suo culo che era bello tonico con una fascia sottile delle mutande in mezzo le natiche. “Ti piacciono ?” “Tantissimo”. “L’hai mai fatto?” No risposi se non a 15 anni quando feci l’amore con mio cugino che mi sverginò. Si mise a ridere: “così verrà più facile”, si avvicinò alle mie labbra ed insinuò la sua lingua nella mia. Io ero umida nelle mutande che lei subito toccò e mi disse che ero maialina, posò il pacco che aveva in mano e mi face sdraiare sul letto. Mi tirò le mutandine, tolse le sue e sdraiandosi sopra di me. Le due fiche si incontrarono. Lei mi baciava e mi strofinava la sua fica sulla mia baciandomi, leccandomi le orecchie, io ansimavo, poi cominciò subito a leccarmi la fica, “mettiti a pecorina”, lo feci. Lei continuò a leccarmi ora anche il buco del culo, mi ci infilò un dito poi due dopo aver sputato nel mio orifizio, poi infilò le dita nella mia fica e mi leccò il culo…
“Sei troia ma voglio godere anch’io chiavandoti.” Nel pacchetto prese un grosso membro e mi fece sdraiare si infilò una parte di esso che aveva un terminale nella sua fica e mi invitò ad allargare le cosce, lo feci e subito sentii il suo cazzo di gomma dentro la mia fica, piano piano mi sbatteva, poi più forte, gridavo quasi dal dolore. Sfilò il cazzo della mia fica rimanendo però il pezzo del suo sempre dentro la sua fica. Mi misi a pecorina però col culo in alto e le mani in faccia. Mi sputò nel buchetto e poi piano piano incominciò ad infilarmi il cazzo. Mi disse: aspetta e vedrai. Con dolcezza mi entrava piano piano, poi tutto fino in fondo e si muoveva a ritmo lento. Mi piaceva. Dopo disse: devi menarti il clitoride mentre ti chiavo il culo. Così feci. Sentii una sensazione di forte goduria l’ano si sincronizzava con lo sfintere e il clitoride, ero tutta bagnata. Tu mi piaci -fece-
Io sono innamorata gridai. Mentre lei mi sfondava io godetti più volte. Siamo state assieme fino alle 4 di quel mattino.

Dopo quella fantastica notte mi liquidò dicendomi: ciao me ne devo andare, stai attenta a non fartene accorgere del nostro rapporto.. Io risposi serenamente e sfinita.. Tranquilla, ciao ti amo.

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