I segreti di una casalinga viziosa

Ero una casalinga ormai rassegnata al mio triste e noioso tran tran quotidiano: ogni sera mi apprestavo a preparare la cena per Giorgio, il mio dolce marito paralitico e le mie angeliche figliolette, Giulia, 8 anni e Maria 9. Ero un’ottima moglie e madre, sempre attenta e premurosa, costantemente pronta a correre in soccorso della mia famiglia, pronta soddisfare le esigenze delle mie figlie e di mio marito, peccato che lui non potesse soddisfare le mie: poverino, era su di una sedia a rotelle e quella condizione non gli permetteva di fare l’amore. Era lì incollato su una sedia a rotella dalla bellezza di 10 anni. 10 anni senza godere, senza fare l’amore: non volevo tradire il mio povero maritino, ma non perché fossi innamorata di lui, ero semplicemente vittima di un subdolo senso di colpa, visto che prima dell’incidente che lo aveva costretto su una sedia a rotelle, lo avevo tradito con decine e decine di uomini senza che lui sospettasse nulla, visto che allora trascorreva la maggior parte del tempo in viaggio per affari. All’epoca ero una vera maiala, amavo farmi scopare da più uomini contemporaneamente, ero la “regina delle Gang Bang”, amavo farmi fottere in spiaggia alle prime luci del mattino d’estate o in montagna, sotto ad un albero da più uomini: marinai, boscaioli, venditori ambulanti, ogni occasione era buona per farmi sfondare il culo mentre succhiavo un bel cazzone. Amavo sentirmi posseduta, urlare come una cagna in calore ed essere sborrata in volto, ero una vera porca…. Ero?

Nonostante la mia castità forzata e la mia facciata da moglie e madre amorevole, devota a Dio, inappuntabile, ogni sera ero solita fantasticare, sognare di essere scopata da più uomini come una volta, bramando il cazzo di un virile omaccione pronto a rapirmi, a liberarmi da un marito handicappato, portarmi con sé sulla sua moto per poi scoparmi in riva al mare in compagnia di altri uomini. Fantasie perverse che trascrivevo senza tralasciare particolari in un diario segreto chiuso con un lucchetto: nessuno doveva sapere, non avrei mai rivelato a nessuno le mie fantasie, tutti vedevano in me la madre e la moglie perfetta, l’angelo del focolare e io volevo a tutti i costi che questa farsa continuasse, anche se avevo una sempre più irresistibile voglia di cazzo.

Le mie fantasie segrete sarebbero “morte con me”, se un giorno, nel mettere il mio diario segreto nella borsa prima di recarmi da sola a messa per la funzione serale, non avessi dimenticato di chiuderlo con il lucchetto: una dimenticanza che si rivelò fatale, visto che il caso volle che mi cascasse sul pavimento della chiesa senza che me ne accorgessi, probabilmente mentre ero intenta a cercare un pacchetto di fazzolettini. Per mia (s)fortuna il diario venne raccolto da Don Calogero, il prete della mia parrocchia, che ben conosceva la mia scrittura dato che da ragazzina mi dava ripetizioni di italiano. Lui era un uomo dallo sguardo austero, carattere forte e fisico possente, un uomo d’altri tempi, anche se sembrava nascondere uno strano segreto dentro di sè.. Segreto di cui venni a conoscenza quando con una telefonata alle 22 di sera, mentre mio marito e le mie figliolette dormivano, mi rivelò di aver letto il mio diario da cima a fondo per poi invitarmi a raggiungerlo quanto prima. Avevo il cuore in gola, volevo sparire dalla vergogna, Don Calogero si era “cibato” delle mie fantasie perverse, sapeva tutto di me, ero terrorizzata: se avesse rivelato tutto a mio marito? Cosa ne sarebbe stata di me? Cosa avrebbero pensato le persone che frequentavo? La mia testa era invasa da questi pensieri mentre raggiungevo la chiesa del paese, dove stranamente egli mi aveva dato appuntamento. Giunta a destinazione, lo vidi lì sull’uscio ad attendermi, con il suo solito sguardo fiero ed austero. Impaurita scesi dall’auto e mi avvicinai a lui chiedendogli di confessarmi, promettendogli che non avrei fatto mai più quei pensieri peccaminosi. Per tutta risposta lui spalanco la porta della cattedrale e mi invitò ad entrare, “ne parleremo meglio nella casa del Signore” mi disse, ma appena varcai la soglia, fui afferrata con forza da 3 frati di colore, aitanti e virili che iniziarono a sculacciarmi urlandomi: “sei una peccatrice, con i tuoi pensieri sconci hai fatto piangere nostro Signore Dio l’onnipotente, meriti una dura punizione”. Neanche il tempo di rendermi conto di quel che mi stava accadendo, che subito uno dei 3 mi infilò il suo cazzone in bocca mentre Don Calogero guardava la scena compiaciuto. Un altro nero mi strappò le mutande e mi infilò il suo cazzone nel culo spingendo con foga senza preoccuparsi delle mie grida di dolore strozzate dal cazzone che stavo succhiando. Don Calogero era sempre più compiaciuto, al punto che iniziò a masturbarsi e a urlarmi: lurida cagna puttana viziosa. Ti piace passare per un angelo del focolare, eh? La brava mogliettina del povero paralitico, eh? L’amorevole mamma perfetta! Chissà se le tue figlie diventeranno più troie di te. E dopo avermi offesa per oltre 10 minuti, iniziò ad illustrarmi il ricatto che aveva in serbo per me: “ogni sera verrai nella mia chiesa e ti farai sbattere come una vera troia in calore da me e da altri uomini del paese che verranno a scoparti mascherati in modo che tu non possa riconoscerli. Non temere per il tuo segreto, ti prometto che nessuno di loro rivelerà nulla se li farai godere come sai”.

Da allora son trascorsi 15 anni, mio marito è morto e le mie figlie son diventate grandi e probabilmente molto più porche di me ed io, nonostante sia ormai una donna libera, ancora oggi continuo a sottostare con gioia al ricatto di Don Calogero: sarei pazza a rinunciare ad avere cazzo a volontà sempre a mia disposizione, no?

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